Oltre il fare, la presenza
Nata da un’intuizione embrionale nei primi anni Duemila e giunta a piena maturazione filosofica nel 2024, questa serie rappresenta la dichiarazione più radicale di Giordano Macellari, un manifesto visivo contro la dittatura della velocità e della produzione compulsiva contemporanea.
Senza annullare la produzione fisica e materica che caratterizza altri ambiti della sua ricerca, l’artista sperimenta qui il paradosso del produrre senza fare, ovvero generare arte attraverso la pura sottrazione dell’azione.
Il concetto si compie in un rituale d’intensa presenza. L’artista isola un supporto, che sia una tela bianca immersa nella natura o un qualsiasi oggetto sottratto alla quotidianità, e lo osserva in totale silenzio per sessanta minuti esatti. Nessun pennello, nessun colore, nessun intervento plastico. Solo l’atto puro di esistere e testimoniare il flusso del tempo.
In questa ora di apparente immobilità, lo sguardo dell’artista compie l’atto eversivo di fermare il mondo. Chiunque può fissare una superficie vuota, ma qui l’osservazione diventa un canale di trasferimento energetico e concettuale. Lo sguardo non subisce lo spazio, ma lo feconda. Per sessanta minuti, gli occhi proiettano sulla tela un flusso continuo di coscienza, memorie, riflessioni filosofiche e tensioni interne, imprimendo sulla materia una pittura invisibile ma permanente. La tela cessa di essere un oggetto inanimato e si trasforma in un accumulatore quantistico, uno specchio magnetico che cattura l’essenza stessa dell’esistenza dell’artista in quel frammento temporale. Quello che l’occhio distratto della società liquida percepisce come vuoto, è in realtà una saturazione assoluta di vita, tempo e pensiero sottratti al rumore del mondo.
L’opera si sdoppia e si completa in due elementi autonomi e indissolubili:
- Il Supporto Fisico, che si fa custode muto di quell’ora di pura osservazione, saturandosi di pensiero e di luce.
- Il Video Performance di 60 minuti, che registra l’azione del non fare in tempo reale, risucchiando lo spettatore nella stessa, potente dilatazione temporale.
In questo ribaltamento concettuale, l’inazione diventa l’affermazione più potente, dimostrando che l’arte non risiede necessariamente nel gesto della mano, ma nella sacralità dello sguardo e del tempo ritrovato.
Testo a cura di Luce




Le opere dell’inazione 2024
Documentazione d’archivio, primi anni Duemila. Da sinistra a destra, dall’alto in basso: osservazione di un bicchiere con cicche di sigarette, osservazione di una lampadina su supporto, osservazione di quattro dadi in equilibrio, osservazione di un vasetto di urina.