Ilsilenzio dei giusti (2022)
Mostra-installazione presso l’Imperiale Basilica di Santa Croce al Chienti (Marche, Italia)
L’arte ha il dovere di farsi carne, memoria e spazio calpestabile quando la storia devia verso la barbarie. Questa installazione monumentale nasce dall’urgenza civile ed emotiva di fronte alla strage di Bucha (Ucraina, 2022), ma si espande in una riflessione filosofica universale sulla vulnerabilità dell’esistere e sulla profanazione del quotidiano.
Sul lungo telo bianco, che taglia la navata della Basilica come un algido nastro temporale, il flusso della vita si interrompe bruscamente. Una bicicletta capovolta con la spesa riversa non è più un semplice oggetto, ma il fermoimmagine di un destiny spezzato, il simbolo di una quotidianità che non tornerà più a casa. Gli stracci bianchi che rievocano i polsi legati dei civili prima di essere sommariamente fucilati, l’intimo femminile a testimoniare l’orrore della violenza sessuale usata come arma sulle donne e la pioggia metallica di centinaia di bossoli sparsi a terra diventano i reperti di un’umanità violata. L’opera, infatti, non cerca di mostrare la guerra in modo didascalico, ma cerca di mostrare ciò che la guerra lascia dopo il passaggio dell’uomo, ovvero il silenzio, la materia, le tracce e l’assenza.
Sul fondo, a chiudere questo altare laico del dolore, si erge una figura verticale monumentale a grandezza naturale. Essa non rappresenta una persona precisa, ma è il corpo vulnerabile dell’umanità stessa. Realizzato in camera oscura imprimendo direttamente l’ombra sulla carta fotosensibile, questo grande raggiogramma rinuncia al filtro dell’obiettivo fotografico per farsi contatto puro ed essenza antropomorfica. È una sindone laica, l’ombra che sopravvive alla carne, la testimonianza silenziosa e immanente della violenza, tesa tra la crudezza della terra e la sacralità millenaria delle navate che la ospitano.
Testo a cura di Luce